di Gerardo Valentini 

“La battaglia del contante” titolava ieri La Stampa. In prima pagina, ci mancherebbe. A caratteri cubitali, figurarsi. E con il contorno, subito sotto, di un virgolettato tratto dall’intervista a Giuseppe Conte che suonava/tuonava così: “La destra non vuole disturbare il malaffare”.

Alè. Come al solito – visto che il caso del quotidiano torinese è forse il più evidente ma non è certo l’unico – il dissenso politico si trasforma in screditamento morale. O persino nell’accusa di connivenza, strisciante ma sostanziale, con il mondo dell’illegalità e del crimine: dai semplici evasori che per sfuggire alla morsa del fisco fatturano il meno possibile (e spesso, d’altronde, non è che incassino chissà quanto, specialmente negli ultimi anni prosciugati dall’emergenza Covid) sino alle mafie vere e proprie. 

Ma è già questo accostamento, a non stare in piedi. È questa sovrapposizione, tanto più se la si butta lì come se fosse ovvia, a essere assurda. Da un lato perché finisce con il mettere sullo stesso piano ogni forma di evasione, quando invece per avere rilevanza penale gli importi devono essere più elevati.  

Dall’altro lato, che è ancora più grave, perché si spaccia l’idea che le grandi organizzazioni criminali possano essere fermate, o quantomeno imbrigliate, da misure del tutto collaterali come queste. Come le limitazioni, appunto, all’uso del denaro contante. 

La verità è ben diversa. Le mafie, da sempre, non si lasciano certo bloccare dall’esistenza dei divieti di legge: se possono li eludono, altrimenti li violano. Ed è ridicola anche la mera ipotesi che possano essere messe in difficoltà dall’innalzamento a 10mila euro della soglia relativa ai pagamenti cash. Cifre che nell’ambito dei loro traffici, dalle droghe al riciclaggio, sono risibili. 

Ma dai: tutti i giorni sfidi la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, e poi ti arrendi perché potrebbero beccarti a pagare qualcuno, o qualcosa, più dei quattro spicci previsti oggi dalla legge?

Diffidare, sempre, di chi drammatizza a vanvera

Una forzatura qua, un’iperbole là. Nella succitata intervista, Giuseppe Conte se ne esce con un’altra perla. Un’altra “ordinaria esagerazione” che la dice lunga sull’abitudine di gonfiare le cose a dismisura, allo scopo di abbacinare i cittadini. Sostituendo con le dichiarazioni a effetto, ossia con le emozioni, i ragionamenti degni di tal nome. 

Chiede l’intervistatore: «Perché l’innalzamento del tetto dei contanti a 10mila euro è sbagliato?».

Risposta: «Perché girare con valigette piene di contante non risponde alle necessità dei cittadini, ma corrisponde piuttosto alletentazioni di corrotti ed evasori».

Suvvia, Giuseppi: “valigette piene di contanti”?!

Per mettere insieme 10mila euro bastano venti banconote da 500, che non si stampano più dal 2019 ma che hanno tuttora corso legale; oppure cinquanta da 200; o addirittura cento da 100. Roba che sta senza problemi nella tasca di una giacca o di un giubbotto, o nella borsetta di una signora. E sorvoliamo, si intende, sulle enormi opportunità legate alle criptovalute, o più banalmente al ricorso ai dollari USA o ad altre divise estere.

Chiaro, no? Con queste requisitorie sgangherate non si sta affatto criticando una determinata scelta di governo, che al pari di ogni altra è opinabile per definizione: la si sta distorcendo sino a demonizzarla. Nell’intento di demonizzare, allo stesso tempo e tendenzialmente per sempre, la parte politica che la esprime.

Nel caso specifico, d’altronde, i censori “per partito preso” non possono neanche appellarsi agli esempi internazionali e, più in particolare, a ciò che accade all’interno della UE. Come ricorda la stessa Stampa, “non tutti i Paesi europei prevedono un tetto al contante”. In effetti, anzi, “su 30 stati monitorati solo 12 Paesi,compreso il nostro, prevedono limiti al cash”. E tra quelli che non li applicano, giova ricordare, c’è una nazione del calibro della Germania. Inoltre, prosegue l’articolo, il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha ricordato che la Commissione stessa “ha proposto un tetto europeo a 10.000 euro”. 

Insomma: l’evasione fiscale c’entra solo in parte e l’attività criminale delle mafie non c’entra affatto

Alzare la soglia dei contanti è giusto di per sé e, soprattutto, costituisce un segnale di libertà e di dinamismo. Due fattori, tanto materiali quanto psicologici, di cui nell’Italia di oggi c’è un estremo bisogno.